Australia: #2

Australia: #2

Great Ocean Road (GOR)

È la vigilia di Natale. Dopo esserci svegliati di buon’ora nel bel mezzo del Grampians National Park (siamo a Halls Gap, villaggio di circa 300 anime!) e aver trovato fuori dalla porta canguri, bellissimi uccelli e addirittura piccoli caprioli ma anche coniglietti che saltellavano qua e là, ci dirigiamo verso l’Aboriginal Cultural Center che si trova a qualche chilometro dall’hotel. Qui, oltre a qualche canguro saltellante nel bosco adiacente, possiamo osservare all’interno del padiglione dei reperti aborigeni e leggere un po’ la storia di questo popolo, oltre ad osservare qualche boomerang e altri utensili utilizzati dalla popolazione aborigena.

All’uscita ci dirigiamo in macchina di nuovo sulla strada percorsa la sera prima per andare a visitare un paio di “must” del posto: le bellissime cascate McKenzies Falls, il panorama mozzafiato offerto dal Reed Lookout (in realtà ci sarebbe anche il Boroka Lookout lì nelle vicinanze, ma per questioni di tempo ne vediamo solo uno). Dal Reed Lookout partono dei sentieri in mezzo ai boschi che portano direttamente ai balconies, delle rocce sporgenti che formano uno spettacolare balcone (appunto il nome) naturale con vista sul parco. Le McKenzie Falls si raggiungono con una passeggiata lungo un sentiero che porta verso il basso in una vallata dalla quale è possibile fare fantastiche foto per poi risalire. Purtroppo lungo il sentiero si vedono i resti degli alberi distrutti dei devastanti incendi degli ultimi anni, ma alla fine ne vale la pena.

 

Si riparte in direzione Sud verso la Great Ocean Road, ca. 250 km di strada tortuosa ma super-panoramica da Warrnambool a Torquay. Prima di raggiungerla, però, facciamo tappa al Mt. William, a quasi 1200 m di altitudine. Ci si arriva percorrendo una strada stretta e piena di curve, parcheggiando l’auto in un parcheggio apposito e camminando in salita per ca. un’oretta sotto il sole (insomma non proprio una passeggiata), ma, inutile dirlo, ne vale la pena, soprattutto per l’aria che si respira, il paesaggio che si può osservare e i tesori della natura.

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Ci dirigiamo verso Warrnambool, prima tappa della Great Ocean Road. Sono ca. 160 km di macchina lungo strade dapprima circondate dalla foresta interminabile del Grampians (purtroppo ai lati della strada si vedono qua e là dei canguri morti investiti da auto o camion), poi da terreni deserti e desolati. In alcune parti la strada diventa strettissima, ma ancora percorribile.

A Warrnambool ci fermiamo solo a comprare qualcosa da mangiare in un supermercato sulla strada (domani è Natale e non si sa mai, probabilmente sarà tutto chiuso). La Great Ocean Road è in pratica un monumento dedicato agli australiani caduti nella Prima Guerra Mondiale, costruito tra il 1919 e il 1932 dai soldati superstiti, e rappresenta il più grande monumento di guerra a livello mondiale.

Che dire, la vista è mozzafiato. Prima tappa: il London Arch (prima chiamato London Bridge), una roccia che formava uno splendido arco naturale fino al gennaio del 1990, quando crollò sotto gli occhi dei turisti, per fortuna senza mietere vittime. Seconda tappa: i Dodici Apostoli, una delle più spettacolari attrazioni naturali di tutta l’Australia, delle rocce formatesi col passare dei secoli grazie all’erosione provocata dalle acque oceaniche, erosione che ha causato anche il crollo di alcune di esse (l’ultima nel 2005), al punto che ormai ne sono rimasti solo otto di apostoli.

Fa freddino, il vento dell’oceano si fa sentire. Ci si rimette in macchina e si parte alla volta di Apollo Bay, la prossima destinazione, dove è previsto un pernottamento di due notti. È buio e la strada tortuosa passa anche attraverso il Great Otway National Park, rendendo ancora più difficile la guida. La stanchezza si fa sentire, ma Apollo Bay è vicina. A domani.

Apollo Bay

Apollo Bay è piccolina, a misura d’uomo, qualche ristorantino e qualche localino qua e là, ma è il giorno di Natale, è quasi tutto chiuso, a parte un piccolo supermercato all’angolo e qualche ristorante indiano o cinese. Si va in spiaggia, l’acqua non è proprio calda, manca il coraggio di farsi il bagno, ma dopo una mezz’ora di corsetta lungo il bagnasciuga, il tuffo in acqua ci sta tutto.

Festeggiare il Natale in spiaggia col panettone è un’esperienza particolare, ma devo dire che il Natale non sembra sentitissimo qui, è visto con meno rigidità rispetto alle nostre latitudini. Vedi qualcuno per strada col cappellino di Babbo Natale, qualche decorazione alle finestre e un salvagente in spiaggia dalla forma di albero di Natale, ma niente di più. La sera troviamo quasi tutto chiuso, per fortuna riusciamo a trovare qualcosa per mangiare una pizza (dalla qualità discutibile) al volo con birra australiana.

Il giorno dopo si riparte, stavolta in direzione Melbourne.

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Australia: #1

Australia: #1

Quando ho prenotato i biglietti per l’Australia non potevo crederci….anzi fino ad un paio di settimane prima non potevo crederci ancora…solo quando la data della partenza si avvicinava ho iniziato a realizzare quello che stavo per fare: il viaggio della vita, quello sognato da piccolo, il secondo viaggio da sogno dopo il Canada. Non che dopo aver visitato Canada e Australia potessi anche morire però, anzi….ci tornerei anche altre diecimila volte per visitarne ogni angolo, ma per quello non basta una vita.
Tornando al viaggio, senza dilungarmi in discussioni troppo filosofiche, per dirla subito con poche parole riassuntive: l’Australia non ha deluso le aspettative! Anzi….credo che le foto e queste mie descrizioni non potranno mai descrivere le emozioni provate sul posto, alla vista di quella natura speciale, di quei colori unici, di quell’atmosfera nuova e diversa dalla nostra piccola Europa. Paesaggi sconfinati, strade lunghissime, deserte e meno deserte, canguri, koala e tanto altro, per finire con il paradiso terrestre a pochi chilometri dalla costa: la barriera corallina! E pensare che prima di partire non era tra le mie priorità, volevo vederla sì, ma avrei anche rinunciato se non ci fosse stato tempo. E invece col senno di poi posso dirvi che avrei commesso un errore immenso, perché si è rivelato forse il vero highlight del viaggio. O forse no. Non lo so, non voglio fare classifiche, mi è piaciuto tutto, ogni cosa ha avuto un suo perché: la bellissima baia di Sydney, i fuochi di Capodanno visti proprio accanto all’Harbour Bridge con l’Opera House sullo sfondo, la bellissima spiaggia di Bondi Beach, la molto ordinata, moderna e sportiva Melbourne, la piccola Adelaide, la turistica e “surfistica” Gold Coast, la vitalità di Cairns, il carattere tropicale della zona intorno a Port Douglas.

Prima tappa: Adelaide

Si parte da Zurigo con l’Airbus A380, il gigante dei cieli per intenderci! Dopo circa 6 ore si fa tappa a Dubai, ma senza sosta lunga, solo due orette, giusto il tempo di sgranchirsi un po’ le gambe camminando all’interno del Terminal. La tratta Dubai-Adelaide è con volo diretto, stavolta con aereo Boeing più piccolino, sono circa 12 ore di volo senza sosta, passando sull’India e poi in pieno Oceano Indiano. L’atterraggio ad Adelaide avviene verso le 21:00 di sera, l’emozione di mettere piede in terra australiana è forte. Qui non è ancora buio, si atterra quasi col tramonto, dall’alto si riesce a scorgere la città.

Fa caldo, ma non troppo, rispetto alle temperature rigide di Zurigo però la differenza è enorme.

Adelaide non è una grandissima città, perlomeno rispetto a quelle che visiteremo nei giorni seguenti. È un posto piuttosto tranquillo, famoso soprattutto per le colline circostanti, tra cui troviamo le famosissime Adelaide Hills, divenute una delle più note regioni vitivinicole al mondo. Da vedere anche Hahndorf, piccolo paesino tedesco (si, avete capito bene, tedesco) situato a meno di mezz’ora di macchina dal centro di Adelaide. Qui è possibile bere una bella birra tedesca e camminare tra bandiere bavaresi e australiane, anche se il luogo sembra piuttosto “turistico”.

Grampians National Park

Eccoci finalmente “on the road”, che poi forse è il modo più bello per godersi il viaggio, per apprezzare appieno i paesaggi e il contatto con i luoghi che si attraversano, senza essere catapultati (ad esempio in aereo) da un posto all’altro, magari a migliaia di chilometri di distanza senza aver visto cosa c’è nel “mezzo”, quello che unisce luogo di partenza e luogo di destinazione.

La guida a destra è il primo choc da superare. Solo a pensarci, prima di partire ci avrei messo la mano sul fuoco che qualcosa sarebbe andato storto, del tipo che mi sarei lanciato sulla corsia opposta senza accorgermene facendo danni. E invece, udite udite, è andato tutto liscio come l’olio. Dopo qualche chilometro ci si abitua anche alla guida a destra.

Dopo ca. 5 ore ci addentriamo nel fantastico Grampians National Park, un parco nazionale avvolto in un magnifico paesaggio naturale fatto di foreste, cascate, canguri che saltellano qua e là, anche in mezzo alla strada mentre la si percorre, il che ti costringe a rallentare per non mietere vittime e allo stesso tempo a goderti il paesaggio offerto dalle bellezze circostanti. Siamo già nello Stato di Victoria. Lungo la strada che porta fin qui i colori sono magnifici, sullo sfondo un cielo di un azzurro intenso che funge da palcoscenico perfetto.

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Fado…a Lisbona

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Neuchâtel tra lago e vigneti

Neuchâtel tra lago e vigneti

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Castello di Chillon

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